pellemoka ha chiesto: ciao non so chi sei. però ho letto il profilo sullo scorpione che hai postato. sei un/a astrologo/a? mi piacerebbe sapere, in caso, cosa sai sul toro. sono toro, la mia migliore amica è scorpione, il mio ragazzo è scorpione. scusa la domanda, ma ciò che hai scritto sul tuo segno mi è piaciuto molto e vorrei un'analisi così approfondita per il mio. grazie, giulia

Ciao, sono una fotografa ed una videomaker che si diletta con l’astrologia. Ora, dato che comunque dipende tutto dai vostri temi natali (che si calcolano sapendo ora, luogo e data di nascita), ti dico quello che so. Anzi, ti dico una cosa che pochi sanno: secondo Jung, non esistono 12 segni zodiacali, ma 6. Ogni segno ne ha di fronte un altro, un opposto. è il caso di Toro e Scorpione. Gli opposti è come se parlassero la stessa lingua, ma partissero da presupposti diversi. Il Toro ricerca la stabilità materiale, lo Scorpione quella emotiva, quindi il Toro tende a viversi più tranquillamente le relazioni ed avere più ansietà rispetto a quella che sarà il suo posto in cui vivere, mentre lo Scorpione ricerca la relazione perfetta e si gode meno il momento. Il Toro è governato da Venere ed è un segno ”passivo/femminile”, quindi più accogliente e come sibologia, il Toro rappresenta la Terra Fertile, tra i segni di Terra. Mentre lo Scorpione è l’Acqua Stagnante, è un segno ”attivo/maschile” governato in primo luogo da Plutone, che lo rende emotivo ed oscuro, in secondo da Marte, che crea la sua metodologia d’attacco. Gli Scorpioni sono molto sinceri ed anche i Toro, ma non c’è dubbio, lo Scorpione spesso è sincero per pararsi un po’ il culo, insomma. Comunque, essendo segni opposti e ”dirimpettai”, si capiscono molto, dialogano bene, ma spesso partono da ideali di vita molto differenti, e non è scontato che si ”capiscano e sentano” davvero. Per esperienza la mia relazione con lo Scorpione è sempre stata molto violenta, emotiva, ma dispersiva, mentre col Toro senz’altro più dolce, ma meno d’impatto, più di grandi discussioni e grandi chiacchierate filosofiche. Il connubio Terra-Acqua non è tra i più forti, non ha l’impeto di Terra-Fuoco nè i grandi piani di Acqua-Aria. Da Terra e Acqua nasce il fango, che non ha di sicuro un’immagine gradevole e suggestiva come un bosco incendiato o un mare in tempesta, ma è fertile e può nascere qualcosa di buono. Già che si parla la stessa lingua, ci si potrebbe capire un po’ di più di quanto suggerisca la pancia. Se il Toro mitizza e sostiene lo Scorpione e lo Scorpione sprona e sorregge il Toro, si prospettano grandi chiacchierate notturne, grandi sorrisi e risate, un bel connubio a letto (perchè il Toro è molto sessuale e lo Scorpione molto erotico), e davvero momenti dove si pensa ”ecco, sto bene.”

Sono una persona violenta.

Sono una persona violenta, volevo dirtelo.

Non c’è niente, oltre la ringhera, nemmeno l’asfalto si vede da quassù,

che mi spiace, ma la cosa più irritante di questo caldo qui, è la cortesia e la posatezza,

che ci metti ogni volta, nel dirmi che forse,

no sai non è il caso, forse non dovremmo sentirci con questa frequenza,

forse, forse non è il caso,

che se non siamo andati in vacanza quella volta era colpa mia,

e se ti svegliavi col mal di testa ero io, che avevo pensato troppo forte che i tuoi difetti non mi andavano bene,

che se rimanevi addormentato ero io, che ti mettevo i sonniferi nel bicchiere

per fare le valige di nascosto.

E lo sai, e lo saprai sempre,

e sei una di quelle poche persone che alla fine lo sanno davvero,

che di sbagliato non c’è niente,

e lo sai che ci ritroveremo a un concerto e ci faranno cagare le stesse cose,

solo che alla fine tu, sarai quello che se ne andrà in silenzio ed io quella che tenterà di restare, per capire, come mai per me la vera svolta, è aver voglia di cambiare.

Il cuore, e poco più in là la vodka al melone.

Quello che fa bene in questi giorni, sono le piccole cose.

Le liste della spesa per le feste, la vodka al melone, la scrivania nuova, le pulizie di casa, a fondo, passandoci le giornate, che così si libera tutto.

Ci sono quelle persone che abbiamo amato così tanto che dire addio non solo non è facile, è un salto. Così. Nel nulla. 

Per quanto le situazioni indefinite sembrino più o meno lo stesso degli allontanamenti, il dire basta è un tuffo a bomba dal molo, nell’acqua piatta, ma profonda.

Anzi no, la panciata.

L’inizio della discesa delle montaglie russe.

E che rumore fa, tra l’altro, quella sensazione lì?

P. Forse è una ”p” sorda. Non lo so.

Deve essere il rumore che aveva l’Universo prima di esistere.

Il rumore del nulla.

Quello che ti riempie le orecchie, e ti svuota il petto.

La vodka al melone sa del lucidalabbra che usavo alle elementari.

Cinema a sorpresa e vasi di Pandora.

Dopo vaghi tentativi di andare a vedere proprio un bel film, o perlomeno qualcosa che davvero mi facesse riflettere, stasera sono incappata in Another Earth. Ero curiosa da mesi ed è stato un po’ per caso, non pensavo fosse già uscito, forse è stato, se vogliamo, un po’ un segno, un po’ una coccola.

Il plot è la solita metafora psicologica del: Cosa faresti, se potessi tornare indietro? Se trovassi un altro te, cosa gli diresti? C’è possibilità di lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare una nuova vita da qualche parte?

No.

Nel senso, oddio, non è disfattismo, ma la cosa bella del film è stato, che, Terra 1 e Terra 2 comprese, lei le cose con se stessa vuole aggiustarsele qui, non lì. Lì ci andrà lo stesso, ed è un po’ il riscatto di chi critica chi parte dicendo che si va via solo perché si vuole scappare, ma no, spesso si va via per un sogno nella scatola, ed i calcoli con se stessi ce li si fa in casa.

Però poi, quando ci sono questi bei film con queste belle immagini nitide e questi suoni dell’anima sferzanti (quanto può essere potente il suono dell’erba, del vento, del camminare, di un ronzio nelle orecchie) esci dal cinema e ti senti un po’ così, un po’ a pensare a quanto, ogni tanto, un singolo momento ci cambia inesorabilmente la vita per sempre, e spesso siamo inermi. Sul dopo però possiamo riscattarci. Con noi stessi, first of all.

Qui.

O lì.

“Smetti di ascoltare tutto, ascolta te stessa e trova la pace.”

Che rumore fanno i vetri che cadono in fondo allo stomaco?

Costruttivo come un sasso su una vetrina del centro.

Nella mia vita non sono mai arrivata a un livello superiore alla psicologa del mercoledì sera, però facciamo le 19.30 che esco tardi da lavoro.

Lucky Strike.

Oggi è un giorno consumista, domani sarò più comunista,

o no.

Si cresce con il feticismo per le belle cose.

Più per guardarle che per usarle.

Alla fine, va bene così.

Boh senti se torni a casa, io sono andata un attimo al mare, eh.

Si confondono gli abbracci, ma c’è il sole.

Volevo una casa, solo per poterti dire Torna a casa presto.

Per favore.

Non mi basta più tutto questo, d’improvviso ti arriva, l’ondata gelida in faccia, e sei lì con il tuo salvagente a paperella e il tuo costume intero.

Arriva. Sbam.

La sensazione terribile di aver raccolto un sacco di sassi che non servivano, quando si cercavano le conchiglie.

Torna a casa, dai.

Lo penso sempre, su di te, su di lei. Inaspettatamente, ogni volta che vi parlo. 

Come un grido nello stomaco, che fatica a rimanere giù.

- E poi ti dicevo che, l’altra sera ero sbronza, ma davvero sono cambiata da quando uscivamo assieme, reggo un sacco di più eh, no comunque poi…

- TORNA A CASA. Cazzo.

Invece no, rido. Invece no, pietre. Dov’erano le conchiglie, dove accidenti le ho messe?

E con te qui, che ti spiego che mi dispiace, non so cosa mi abbia convinto a credere che, un po’, di nuovo, fossi tu. E che quando oramai l’onda mi ha trascinato via un sandaletto di plastica e ho detto Non ti è mai sembrato che, tra i due, sia sempre io a proteggere te? Volevo un no. Uno di figura, uno di immagine.

Invece ci sono i sassolini, e le pietre e i vetrini che il mare ha levigato. Di conchiglie poche, e non ho più manco tutti e due i sandaletti. 

- Non andare così vicino all’acqua, bambina! Quante volte te lo dobbiamo dire?

Avete ragione, ora vado a comprarmi dei sandaletti nuovi.

E un acquario.

Non mi piacciono I Cani.

Non scrivere da un po’ e scrivere forse di musica forse senza competenza, quindi facciamo che non scrivo di musica, facciamo che sia una lezione di Religione, di quando parlavi di un po’ di tutto alle medie e ogni tanto di Dio, ma solo ogni tanto.

Non mi piacciono I Cani, sono musicali. Musicalmente non mi fanno schifo.

Non mi piacciono I Cani, perché tutta questa voglia, un po’ alla Vasco Brondi, di descrivere “i giovani” mi annoia. Tutti a parlare i indie, tutti a parlare di hipster, tutti a parlare di centri sociali e anoressiche.

Mi piacciono le canzoni d’amore, quelle di solitudine.

Mi piace chi parla di sé. Chi grida che sta male, che ora sta meglio.

Trovo nauseante parlare di una società senza davvero i mezzi e spiattellare in faccia a tutti quello che succede, che tanto cosa succede lo sappiamo tutti e per questo li ascoltiamo, perché ci riconosciamo.

Ma è quello il problema, davvero?

Sono questi i problemi di oggi, davvero?

I problemi dei “giovani d’oggi”, sono che, a differenza di quelli di ieri, forse, hanno meno bisogno di farsi il culo. E quindi, il problema, sono gli hipster e “le anoressiche alla moda, le anoressiche fuori moda”.

Poi, se I Cani sono i primi che manco era uscito un album e si facevano pagare 15 euro per un concerto e ne chiedono dai mille in su per suonare, che manco esistono da un paio d’anni quando di band nostrane che suonano da una decina e ne chiedono un centinaio ce n’è aiosa, ecco, forse non sono esattamente loro a dover raccontare una società scomoda.

Ci va pelo, vita vissuta, fatica, studio e sudore, per raccontare DAVVERO una società allo sbando. Così, è solo voyerismo con un pizzico di saccenza.

Continuerà a piacermi chi canta che è triste per amore perché è senz’altro un dolore più vero e sincero, è senz’altro qualcosa che possiamo raccontare bene perché nessun altro lo sa meglio di noi.

Today mood.

Today mood.

Analisi approfondita dello Scorpione.

Il mio segno astrologico è il più bistrattato da articoli, leggende, luoghi comuni e dicerie. Nonostante ognuno abbia la sua storia personale, le proprie tradizioni, il proprio tema natale e scetticamente, semplicemente proprio la sua persona, mi sento di scagionarlo, e spiegarlo un po’.

Ci si sente dire che lo Scorpione è stronzo e sessuomane, tanta gente mi ha detto Ah, guarda, io con gli Scorpioni proprio no, allora metto in tavola un po’ di informazione, per tirare su chi lo è e per chi ci si vuole rapportare.

La simbologia dello Scorpione è abbastanza chiara: un animale che vive nell’oscurità, con la corazza e, soprattutto, l’unico segno ad avere il veleno. Non sembra sicuramente qualcosa di invitante. Quindi partiamo da una differente simbologia, quella dei Segni d’Acqua.

I Segni d’Acqua sono i Pesci, che hanno la maestosità del mare, il Cancro, che ha la sensibilità e la brillantezza del Fiume, lo Scorpione, che ha la profondità e l’acqua stagnante del Lago.

Lo Scorpione non fluisce. Inutile sperare nella vita che si diventi molto leggeri ed effimeri, si può sperare nella pioggia, magari. 

E’ il segno dell’occulto, delle arti magiche, nell’intuito e della veggezza. Lo Scorpione si basa sulle proprie pulsioni e sulla pancia. Se ben direzionate, è sicuramente il Segno più portato alle visioni, ad un Sapere inconscio e spirituale, alle cure mediche ed al sostegno di chi invece di tutto ciò fa poco uso.

Si vive nell’oscurità, si seduce e si porta dentro, e se attaccati, se respinti, si punge. Sì, no, forse. Un veleno può anche essere visto come medicina. Dipende da che lato la si vede. Sicuramente un segno così occulto ha molto ascendente sulle altre persone e tende al controllo, quindi rimane ferito indelebilmente per un amore, attenzione, non ottenuto, forse perché ci si è poco abituati. Con questo non voglio dire che lo Scorpione è amato da tutti, tutt’altro, ma che essendo così intuitivo, spesso inconsciamente tende a sedurre chi sa che si farà sedurre. Ma non è un segno sessuale, come il Toro, suo dirimpettaio e più teso alla stabilità materiale. è un segno sensuale, basato su una sottile linea tra pancia e anima, ma non è raro che disdegni proprio per questo il lato fisico della cosa e tenda alla castità più assoluta, accontentandosi di affascinare, più che di concludere.

Si tende a vedere parole come “fascino”, “sensualità”, “seduzione” da un punto di vista materico e sessuale che poco si confà allo Scorpione. Nei laghi non ci sono solo i distributori di caramelle per gli spettatori e le anatre a riva coi bambini che ci tirano il pane. Nei laghi c’è molto di più.

Così vicino all’occulto e ad altre dimensioni, è facile che lo Scorpione si senta solo, poco capito da un mondo che, della sua oscurità, ha paura o semplicemente si lamenta. Celebre in natura è anche il suicidio dello Scorpione, che nonostante si basi su un esperimento scientifico vecchio stampo e di poco conto, ci dà indicazione di quanto sia facile, per questo segno, cadere in una depressione senza fine, verso un baratro assoluto. Lo Scorpione cammina in una continua linea che divide le sue viscere, intuizione, presagi di morte, con la vita di tutti i giorni, che a lampi viene vissuta a pieno e con irruenza, spesso proprio per distrarsi. Si passa da un pianeta dominante all’altro, Marte e Plutone, cercando un equilibrio, che, consiglio, è proprio quello di usare la propria intuizione verso il mondo, l’esterno, e non sprofondare se stessi.

Le cause di depressione per gli Scorpioni sono tendenzialmente tre:

- Una depressione personale, intima o volta alle proprie relazioni amorose e affettive, che vede il soggetto molto solo ed egocentrico nel proprio dolore, molto poco disposto ad una pace con ciò che è successo e con chi l’ha ferito, travolto ed abbattuto dal dolore, spesso l’unica risalita è un cambio radicale dello stile di vita.

- Una depressione più legata ad eventi remoti, familiari sia di famiglia stretta che allargata, che tendono a pesare inesorabilmente. I nostri familiari sono vicini, ma hanno anche loro i loro segni zodiacali, i loro passati, le loro sventure o tradizioni. Gli Scorpioni raramente erano bambini vivaci e solari. Ci si sente incompresi dai genitori o dai familiari in genere e per questo, spesso, si tende di nuovo a Marte, al pungiglione, all’attacco. Il consiglio è di accettare la propria storia, prenderne spunto per essere migliori, e, di nuovo, usare il proprio potere curativo ed aiutare se stessi e gli altri, ad accettare le proprie emozioni.

- Una depressione cosmica e totalizzante di chi è molto vicino al senso di morte tipico del segno, alla visione catastrofica di dove va la Terra ed il cosmo, alla sensazione di impotenza verso un tutto poco gratificante e cattivo. Si ha un male di vivere ed una ferita profonda causata da chi ha trattato male il Pianeta o il cosmo in senso lato. Non si pensa a sè, alla propria famiglia, al proprio Paese, ma in grande, a tutto ciò che c’è e non vedendo molta via di fuga dall’autodistruzione umana, si tende a pensare che non ci sia speranza, che se non possiamo far nulla siamo inutili. Bisognerebbe distanziarsi dalla propria sensazione di essere solo un granello nell’Universo e bisognerebbe ritrovare, com’è d’altronde la filosofia di ogni arte visionaria, l’Universo nel proprio io, vedersi come un piccolo mondo, non volto alla rovina, ma volto a dare qualcosa a sè ed agli altri.

Insomma, poco auspicabile è che lo Scorpione prenda il pragmatismo di segni di terra, la spiritualità meno di pancia di quelli d’aria o l’attacco di quelli di fuoco, ma un po’ ce la si può fare.

Lo Scorpione sta bene nella tempesta, nella pioggia, perché sente il mondo sfogarsi e sotto sotto pensa ”Io ve l’avevo detto”. E’ una sensazione di liberazione, ma parallelamente, nulla, a noi, come a tutti, ci farà stare bene come una giornata di sole. Bisogna smettere di pensarsi soli, di annegare nella nostra bile, di cadere in un vortice che ci porta sempre più verso il basso.

Ci si appoggia alla vita, ai piccoli momenti, alla propria forza interiore e, a costo di camminare tutta la vita sul filo del rasoio, si può essere leggeri. Alla fine. 

Ve lo prometto.